Asia, cibo nel mondo, paesaggi, Viaggi, Vietnam

Hanoi, tra motorini e street food – parte 1

Il mio viaggio attraverso il Vietnam del Nord è iniziato proprio dalla capitale: Hanoi.

Una città dalle mille sfumature, tipicamente asiatica per certi aspetti e molto occidentale per altre.

In ogni mio viaggio, per fare una recensione veramente affidabile per me, mi chiedo sempre “ci vivrei?” e non sempre la risposta è positiva. Ci sono luoghi che però sono talmente differenti dalla nostra cultura che sai benissimo che non ti integreresti mai, ma che lasciano nel cuore un ricordo indelebile e affettuoso.

Hanoi è uno di questi. Assolutamente non mi vedrei vivere lì, per una serie di motivi., nonostante la mia permanenza lì sia stata molto piacevole. Il primo è:

il codice della strada, questo sconosciuto.

Ad Hanoi (come un po’ tutte le grandi città asiatiche presumo), la vita per il pedone è molto difficile. Motorini sfrecciano a destra, sinistra, davanti e dietro e attraversare la strada diventa uno sport estremo. Semaforo verde, loro passano. Semaforo rosso, non fa differenza, passano lo stesso.

Ti accorgi però che nel loro caos sono organizzati. Riescono a schivarsi all’ultimo secondo e soprattutto non sono mai arrabbiati. Non li vedrai mai urlarsi addosso litigando per la precedenza. Una cosa che invece dovremmo imparare da loro. Qui a Torino anche se sei nella corsia idonea per la svolta a destra con tanto di freccia, se l’auto dietro di te deve andare dritto inizia a strombazzare con tanto di insulti allegati. Loro per lo meno non si arrabbiano mai, anche quando hanno ragione. Il clacson, tuttavia, fa parte della colonna sonora della città.

Il mio personale consiglio, quando attraversate (ma anche sui marciapiedi), non guardate solo a destra o sinistra, guardate DAPPERTUTTO.

IGIENE.

Questo ragazzi lo metto nella parte dei contro, ma secondo me hanno degli anticorpi che noi ci sogniamo.

Soprattutto passeggiando per il mercato, potete trovare delle cose che se ci fossero i nostri NAS, altro che licenza! Non è raro trovate la carne appesa o raggruppata in secchi di plastica coperti di mosche, senza l’ombra di frigoriferi. Così come per tutto il cibo in generale. Gli anticorpi sono d’obbligo.

Mangiare in Vietnam invece si è rivelata un’esperienza molto positiva.

Quando vado in un paese nuovo, secondo me la parte culinaria è esperienza stessa del viaggio, per cui mi adatto alla cucina locale.

Mi è capitato di mangiare in tavolini minuscoli (quelli che si trovano negli asili per intenderci) e gustare degli ottimi spaghetti di riso con le verdure, il tutto in pieno stile “street food”. I tavolini infatti sono posizionati sul marcipiede, nel mio caso vicino al Bancomat.

La spesa per tutto questo? L’equivalente di un paio di euro per due.

Perchè Hanoi è così, è caos, è adattamento, è convivialità.

CLIMA

L’afa che si respira e l’umidità di certo non lo rendono un posto facile abituarsi. Io sono andata a Novembre e comunque si sudava moltissimo anche solo camminando.

Per il resto, è una città piena di cultura, di templi magnifici e di persone super sorridenti.

Cosa mangiare ad Hanoi?

Io personalmente non mangio la carne, ma qui ne mangiano di tutti i tipi.

Come in tutti i paesi asiatici, lo street food va per la maggiore. Tantissimi tipi di carne e pesce fritti, ma anche tanta frutta esotica che vendono per la strada, portandola sulle spalle.

Una particolarità da gustare è l’”Egg coffee”, molto più simile ad una crema zabaione che non ad un caffè, per cui gustatelo come dolce.

Il caffè vietnamita invece è preparato con del latte condensato e gustato caldo è davvero molto buono.

Durante un pranzo, siamo finiti in una zona molto poco turistica dove ci siamo dovuti confrontare con il duro scoglio della lingua: nessuno parlava inglese. Cercavamo quindi di aiutarci con le foto dei menu, ma all’ennesimo tentativo abbiamo indicato una cosa a caso.

Dopo neanche due minuti ci hanno portato una pentola bollente in mezzo al tavolo e del cibo crudo in un altro contenitore con carne, pesce e verdure varie.

Dopo che fortunatamente è entrata l‘unica ragazza vietnamita che parlava anche inglese, siamo riusciti a capire come funzionasse il tutto: dovevamo cucinarcelo da soli!

All’interno della pentola bollente c’era un fornellino che faceva bollire il brodo e mano a mano che si scaldava dovevamo aggiungere il cibo crudo. Con che criterio? Non lo abbiamo capito. Abbiamo iniziato a mettere cibo a caso e cercare di “pescarlo” con le bacchette.

La zuppa era molto saporita, leggermente piccante. La fatica è stata quella di capire la cottura di ogni tipo di cibo e cercare di metterla nel piatto rispettando i tempi di cottura (totalmente improvvisati!). E io che invece mi volevo riposare…

CONTINUA…

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