Australia, emigrare, paesaggi, Riflessioni, Viaggi

Mi trasferisco all’estero? No, mi sento in colpa.

Ormai l’idea di emigrare verso il nord europa o in altri stati è sempre più comune anche per gli italiani.

Io stessa avevo lasciato il bel paese per un bel po‘ di tempo. Ad essere sinceri il mio intento non aveva lo scopo di trasferirmi, ma semplicemente scoprire cosa c’era “là fuori” e soprattutto esplorare un nuovo paese non solo come un turista, ma come un possibile abitante di esso.

Sono stata per 3 mesi in Germania quando avevo circa 22 anni. E’ un periodo molto breve, ma in quel momento volevo provare l’esperienza di fare la ragazza alla pari. Per chi non lo sapesse si tratta di fare la baby sitter presso una famiglia in cambio di vitto, alloggio e una piccola paga. In più ho avuto la possibilità di frequentare un corso di tedesco in loco e di “vivere” un po’ la Germania. Ho sperimentato la vita in un piccolo paesino “Hechendorf am Pilsensee” a 40 minuti circa da Monaco di Baviera. Facevo la spesa in tedesco e sono riuscita anche a stringere amicizia in questa lingua. E’ stata un’esperienza motivante, seppur breve.

Discorso diverso è stato invece tre anni dopo, quando sono partita per l’Australia. Mi ero appena laureata e volendo avrei anche potuto rimanere a vivere lì, come fanno in tanti italiani ormai. Tuttavia il mio viaggio aveva uno scopo diverso, quello appunto di esplorare, conoscere a fondo una cultura e soprattutto di mettermi in gioco. Non avevo un tempo stabilito, ma ero semplicemente libera di vivere qualsiasi cosa.

L’Australia da’ la possibilità alla maggior parte dei ragazzi dai 18 ai 31 anni europei, di vivere nel paese con la possibilità anche di lavorare per massimo 1 anno, con il famosissimo “Working Holiday Visa”; si può anche rinnovare per un altro anno volendo, ma questa è un’altra storia e vi dedicherò un articolo apposito.

Ad ogni modo la mia esperienza nel paese dei canguri è stata magica, sensazionale e ancora oggi quando chiudo gli occhi rivedo le immagini di strade enormi e di paesaggi mozzafiato. E’ come se dentro di me non riesco ancora a credere che l’abbia fatto davvero.

Correre in una spiaggia infinita con l’oceano di fronte a te, così immenso da fare quasi paura quando le onde schiaffeggiano il bagnasciuga.

Anche lì ho fatto diversi lavori, dalla baby sitter, alla cameriera in un servizio catering di street food e alla contadina in un campo prima di pomodori e di patate dopo.

Lasciatemi dire che sicuramente queste esperienze di vita da sola, hanno formato il mio carattere, soprattutto mi hanno fatto veramente conoscere e amare me stessa, che è molto difficile a mio parere.

Quello che dico sempre è che per amare veramente qualcuno, devi prima conoscere i suoi difetti e amare quelli di prima di tutto. Perché dovrebbe essere tanto diverso da noi stessi?

Uscendo dalla “zona di comfort” sono riuscita a guardarmi allo specchio veramente per la prima volta. Ho capito che parti del mio carattere che cercavo di nascondere, sono in realtà la mia forza, la mia indipendenza. In giro per il mondo è capitato molto spesso di trovarmi sola con me, in un posto così lontano da dove sono cresciuta: lì, dove i miei limiti rimanevano tali perché si fanno tutti i giorni le stesse cose.

Non dico che sia sbagliato, l’uomo ha infatti bisogno di avere una proprio routine, ma la devi fare senza paura. Quella paura che invece io avevo di perdermi quanto di bello ci fosse fuori.

Esplorare, ma soprattutto fare delle esperienze più lunghe di vita all’estero, formano il carattere e regalano un’autostima indescrivibile.

A volte ci sentiamo in colpa, o meglio la società ci fa sentire così, quando decidiamo di partire. Siamo in colpa verso la nostra famiglia e molto spesso potrebbero accusarci di egoismo.

Io penso che invece trattenere un figlio in un mondo stantio, che ha invece avuto il coraggio di uscire dalla zona di comfort, sia questo molto egoista.

In questi momenti mi viene in mente la poesia di Khalil Gibran, “I Vostri Figli”.

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Via i sensi di colpa e pensiamo per una volta a noi stessi, a ciò che ci rende felici. Sempre nei limiti della legalità e senza danneggiare nessuno ovviamente.

Se tu che stai leggendo senti di essere ancora “incompleto” scrivi una lista di tutto ciò che ti fa paura, e FALLA.

Un pensiero riguardo “Mi trasferisco all’estero? No, mi sento in colpa.”

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