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Vagabondaggio metrolipolitano nella Grande Mela

Oggi vorrei raccontare del mio viaggio a New York nel marzo 2013.
Potrei iniziare elencando le zone turistiche, le attrazioni, i musei e perdermi in chilometriche descrizioni e racconti di tutta l’arte e l’architettura. Sono però convinta che tutte queste informazioni le potete trovare in qualsiasi guida turistica o con una veloce ricerca su Wikipedia
Io vorrei raccontarvi la “MIANew York. Invece della parola italiana vorrei usare la traduzione inglese “feel” perchè ciò che vorrei trasmettere sono le sensazioni che ho provato sulla mia pelle e all’interno della mia anima, ciò che ho sentito per davvero.
Avevo la fortuna di alloggiare in un bellissimo Hotel a Manhattan, quindi dopo soli 10 minuti di ascensore (è proprio vero che sono tutti gratticieli!) ero nel cuore pulsante della città.
Quando viaggio commetto sempre il terribile” errore di non procurarmi cartine della città o guide che consigliano gli itinerari da percorrere (e tutti i relativi numeri di emergenza da contattatare, posti da evitare e bla bla bla). Anche se mi impongo di portarle con me alla fine rimangono ammassati nei meandri della mia borsa.
Ciò che adoro fare è osservare la gente e respirare l’essenza dei loro stili di vita. 
Decido di fare la newyorkese (odio passare per una turista che consulta la cartina in mezzo al marciapiede!) così mi munisco di bicchiere di cartone fumante di caffè da asporto e lascio che i miei guanti mi consentano di portarlo in giro senza bruciarmi (i guanti sono d’obbligo anche a marzo: sì, a New York fa molto freddo, anche per una Torinese abituata a inverni ghiacciati!). 

La strada principale è la “Fifth Avenue” e riassume in pieno lo stile della metropoli. Chi dice che New York  è la città della libertà non ha mai camminato per le sue strade. 
A New York non è contemplata nemmeno la scelta dell’andatura: il passo deve essere a una velocità sostenuta e costante per non rischiare di venire travolti. Quindi, mi uniformo alla maratona per evitare di far leggere il giorno seguente sui giornali: “la pigrizia ha ucciso una turista torinese a New York calpestata da migliaia di tacchi a spillo e stivali griffati sulla Fifth Avenue”.

Nella mia città natale, Torino, dicono sia quasi impossibile perdersi: avendo una mappatura quadrata basta orientarsi cercando le varie parallele e girare a destra in qualsiasi caso per ritrovarsi nello stesso posto. Io invece riesco a perdermi anche nei parcheggi. Per le persone come me, sprovviste di senso dell’orientamento, invece New York potrebbe essere la vostra manna dal cielo: le strade procedono numerate in sequenza. Scommetto che avete sentito più volte sentito nei vostri telefilm preferiti di un appuntamento romantico sulla “ventisettesima strada”. Quindi anche per gli stralunati come me, nel caso vi perdiate basterà invertire il senso di marcia quando vi accorgete che il decrescere dei numeri è contrario alla vostra destinazione. (Attenzione! Questo è un consiglio direttamente provato sulla mia pelle in occasione della mia brillante idea di utilizzare la metropolitana senza prestare troppa attenzione alle mappe e ai consigli dei cartelli – downtown/uptown – ritrovandosi a salire le scale della metropolitana con il panorama di Harlem – totalmente opposto alla mia destinazione. A questo punto ho risolto con una buona dose di pazienza e camminando per kilometri nella direzione opposta).

Anche se questo articolo non vuole assolutamente essere una guida turistica, non mi sognerei mai di non consigliarvi di ammirare lo Skyline di New York salendo sui suoi gratticieli: Empire State Building, Rockfeller Center… (secondo me ne basta sceglierne uno a meno che non decidete di provare la variente giorno/notte e quindi visitarne uno con la luce del sole e l’altro per ammirare tutte le luci della notte).

La mini crociera per la Statua della Libertà mi sento di sconsigliervela, almeno nel mio caso è stata deludente. Forse solo perchè il cielo era molto indispettito quel giorno e quelle sue nuvole minacciose  ostacolavano la visita alla Statua (che comunque si vede da abbastanza lontano). E’ comunque possibile salirci sopra, ma non nel periodo della mia visita, causa ristrutturazione. 

Ora è arrivato il momento di parlare di un argomento molto caro al pubblico italiano: CIBO. Sicuramente su questo avete la completa libertà: potete scegliere se affogare nel vostro stomaco un gigantesco hamburger o fare i raffinati newyorkesi e mangiare yogurt e frullati freschi di verdure che dominano le strade. 
Penso sia per combattere la dilagante obesità che ogni cibo ha le sue calorie scritte a fianco: non sarete quindi esonerati dai sensi di colpa visto che scoprirete fin da subito che il vostro pranzo vi ha fatto guadagnare 2500 kcal. Forse per questo durante la mia permanenza di due settimane sono addirittura dimagrita tra camminate velociste e sensi di colpa inflitti dai ristoranti.

Ho amato profondamente questa città da turista: l’esuberanza del newyorkese medio, la totale assenza di un indicatore genetico di riferimento, ma piuttosto un fantastico mix di culture.
Perchè l’America è il paese delle opportunità e il suo mèlange di carnagioni, corporature e occhi orientali è la prova che le persone di ogni parte del mondo hanno cercato l’America.

Anche tornare a casa con l’odore di fritto perchè si è passati da China Town o si ha sostato troppo a lungo davanti a un carretto di HotDog che dominano gli angoli delle strade, lascerà sempre quel sapore di magia e, perchè no, un retrogusto di malinconia.

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